Design e tradizione
Rinasce l’iconica sedia di Forte dei Marmi: l’ultimo artigiano e l’idea della giovane imprenditrice
di Irene Arquint
Tre giovani rilanciano l’azienda che produce le celebri sedute da regista dal 1961
Ci sono i bomboloni, le Apuane a sorvegliarne i bagni in mare, la pioggia nel pineto, le bici come mezzo di trasporto. Gli arabi, i russi, la “schiaccia che la fuma” sono arrivati dopo. Prima c’erano gli zoccoli, le focaccine di Valè e le sedie in legno sotto l’ombrellone a fare pendant con le sdraio, le cabine in legno e le brandine. Che non sono i lettini alla moda romagnola, ma due forti assi in croce tenute insieme da un telo poderoso su cui ti rilassi a mettere su la tintarella. «La forza dei nostri luoghi è l’identità» commenta Allegra Bartoli, giovane pietrasantina laureata in moda e comunicazione all’università di Newcastle. Insieme a due imprenditori versiliesi, Jacopo Bracchi e Matteo Goitch, un anno fa ha rilevato la Piastri 1961.
L’ultimo artigiano delle sedie da stabilimento
Maurizio Piastri era l’ultimo artigiano rimasto a fornire di sedie e sdraio gli stabilimenti balneari d’Italia, con Forte dei Marmi a fare da capofila. Ma era stanco. Il laboratorio a Marinella di Sarzana glielo aveva lasciato il padre, un falegname che il boom della formica e della tintarella a posto fisso aveva dirottato dalle credenze alle attrezzature da spiaggia. Dedito al suo lavoro, senza neppure un’insegna a dire cosa ci fosse in quell’edificio in sasso e mattoni rossi in cui il magazzino aveva preso il posto del vecchio soppalco della stalla, per mezzo secolo Piastri aveva piallato braccioli e stecche, dando vita ad uno degli oggetti simbolo della Versilia. Perché di sedie regista ne esistono quante volete: dalle hollywoodiane a quelle in bambù, dal modello delle Baleari con lo schienale inclinato e fissato a scomparsa nel legno a quello in teak da barca, in stile edoardiano fino alle moderne e più leggere in alluminio.
La tipica sedia di Forte dei Marmi
«Ma la tipica sedia da spiaggia dei bagni di Forte la riconosci, studiata negli anni Settanta per resistere alle mareggiate e alle intemperie – spiega Allegra Bartoli – è morbida nella linea e comoda nella seduta. Un oggetto molto semplice, legato alla tradizione, funzionale e duttile nella personalizzazione». Due gli elementi ad attrarre i tre imprenditori: tradizionalità e adattabilità. Che mossi dall’idea di fare forza sul passato per guardare al futuro, dalla provincia di Spezia hanno trasferito il laboratorio Piastri a Corvaia, frazione di Seravezza alle spalle di Forte dove invece ha sede l’esposizione. Per logica a loro affine hanno dunque avvicinato il laboratorio insieme ai macchinari ancora buoni, ingaggiando i due artigiani cresciuti a bottega dal Piastri. E per non perdere niente per strada hanno continuato ad acquistare i legni in faggio e frassino al nord, dai vecchi fornitori di Udine, là dove vengono prodotte buona parte delle sedie d’Europa. Poi sono arrivate tre sarte che cuciono e incrociano trame quando lussuose, quando creative, intervallate da cuscini, piume, pellami sempre diversi, da plasmare attorno ai luoghi in cui troveranno casa le sedute fortemarmine.
Novità nella tradizione
«Le novità le aggiungeremo lavorando sui tessuti, ma niente doveva cambiare. È l’identità che ci rende unici di fronte alle mode e alla massificazione – aggiunge Allegra Bartoli –. Si tratta di un semplice oggetto d’arredo nato in spiaggia per comodità ma nel tempo diventato un’icona per la Versilia e Forte dei Marmi. Noi lo porteremo fuori dalla spiaggia, nelle ville dell’entroterra ma anche negli appartamenti di città». Non c’è stabilimento balneare di Forte privo di questo stile di seduta. Ne acquistano lo scheletro che poi personalizzano in colori e fantasie: a tinta unita, a righe, spennellando il legno nelle nuance di bandiera. Così fanno le maison della moda le cui boutique affacciano sulle vie del centro, molte delle quali hanno scelto la regista fortemarmina come simbolo d’identità.
Ispirata dai suoi studi, Allegra Bartoli pensa al futuro produttivo come fosse una linea di abbigliamento. Per cui mentre l’estate indossa le scritte delle varie località marine (Forte, Saint Tropez, Portofino) nei colori tipici degli ombrelloni degli anni Settanta (dal verde acceso all’arancione, dal blu notte al giallo oro e tutte le sfumature dei pastello), per il prossimo inverno immagina tessuti in velluto, tweed e tartan.
