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Corriere della sera

LA VERSILIA IN UNA SEDIA
(CHE VUOL FARE STRADA)

Un’icona, la seduta da registra Piastri, una giovane imprenditrice che l’ha rilevata e ora vuole superare la spiaggia. Bartoli: «Obiettivo investire per raddoppiare la produzione e puntare anche sui mercati esterı»

Nella Versilia di fine estate, quando gli stabilimenti balneari iniziano a diradare le presenze umane, sono i set da spiaggia — l’ombrellone, il lettino e la sedia — a farla da padrone sulla sabbia. Accessori che, come la tipica seduta da regista in legno, tessile o PVC del Forte dei Marmi, oltre a raccontare l’identità di un luogo diventano oggi un’idea imprenditoriale.

A ideare la caratteristica sedia nel 1961 fu Maurizio Piastri, artigiano recentemente scomparso che, fino al 2023, nel suo laboratorio a Marinella di Sarzana ha fatto della “regista Piastri”, come è stata subito ribattezzata, uno dei simboli del litorale. Un oggetto pratico: finita la stagione si piega con il minimo ingombro, comodo perché dotato di braccioli e schienale, espressione eccellente dell’artigianato italiano.

Ad innamorarsi del suo progetto, tanto da decidere dallo scorso anno di portarlo avanti investendo risorse e idee, è arrivata Allegra Bartoli. Classe 1995, originaria di Pietrasanta, questa giovane donna con un curriculum nella moda tra Londra e Milano ha infatti rilevato l’attività di Piastri e, assieme a Jacopo Bracchi, Matteo Goich e al padre Michele — gestore nella “Piccola Atene” del bar Pietrasantese — ha preso in mano l’eredità con l’obiettivo di rispettare i valori e la maestria che hanno reso celebre il marchio Piastri, dandogli una nuova opportunità di uso e di mercato.

“Vivendo a Pietrasanta — racconta la giovane Bartoli — ho sempre avuto a che fare con architetti e persone sensibili al design. Non è stato difficile innamorarsi del progetto Piastri. La produzione di Maurizio ha accompagnato la mia infanzia: le sue sedie da regista, anche quando non venivano pubblicizzate, si trovavano e si trovano in tutti gli stabilimenti di qua. Anche il bar di famiglia ha sempre voluto usare queste sedute e i clienti le amano: chiedono magari di chi sono e come potrebbero fare ad averne anche soltanto una. Quando si è creata la possibilità di rilevare l’attività assieme ai soci abbiamo coronato un sogno che ora è pronto a crescere. Abbiamo quindi trasferito il laboratorio da Marinella di Sarzana a Corvaia (frazione di Seravezza, poco distante dal Forte dei Marmi) e mantenuto i due artigiani che lavoravano per Maurizio. Le sedie ad oggi sono sempre fatte a mano, dall’assemblaggio alla verniciatura del legno. Le parti di tessuto sono cucite a mano. Abbiamo anche ripreso la cartella colori originale di Piastri per realizzare alcune sedie in PVC che già quest’estate, con le prime nostre produzioni, abbiamo venduto bene. Quanto al logo, lo abbiamo voluto marchiare a fuoco in modo che fosse ben visibile sul telaio in legno”.

Qualche numero sulla produzione, quindi. “Posso dire — continua l’imprenditrice — che la nostra capacità al momento è di quattromila sedie all’anno, ma puntiamo a poterne realizzare diecimila. A settembre dovrebbero uscire dei finanziamenti per le piccole e medie imprese: a quel punto vorremmo fare un bell’investimento per aumentare la produzione e puntare anche su mercati esteri”.

Il lavoro della nuova Piastri è appena iniziato, ma le idee in cantiere sono tante. “Pensiamo, ad esempio, a destagionalizzare questo prodotto, usando tessuti e materiali alternativi per personalizzare le sedute da regista, dal velluto alla pelle. E pensiamo anche a portarle oltre i lidi, nelle città. Già alcuni architetti del Nord Europa le hanno volute per metterle nelle gallerie d’arte. Sarebbe bello vederle anche nelle case e, perché no, anche nei nostri musei: un prodotto italiano che ha una funzione — far sedere i visitatori o chi svolge la funzione di custode — in un luogo dove si ammira l’arte italiana”.